venerdì 7 settembre 2012

Doverose precisazioni sul caso Favia-Casaleggio e su democrazia e informazione

Mi sono accorto che, ragionando sulle affermazioni che ha fatto Favia a telecamere spente, il famoso fuori onda a Piazza Pulita su La7, ho adottato un punto di vista marcatamente di parte, giudicando le parole del consigliere regionale come sicuramente rispondenti al vero. Anche se con tutta la buonafede del mondo il grillino potrebbe essere in errore, potrebbe aver giudicato come opprimente quello che è invece solo un tentativo di non far entrare il caos nella gestione del movimento o potrebbe aver preso per un'imposizione dall'alto quella che invece potrebbe essere solo una gestione dettata dall'esperienza e senza secondi fini.
"Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel MoVimento Cinque Stelle." Gianroberto Casaleggio [fonte]
Non essendo all'interno del movimento, e a volte anche essendoci, è difficile giudicare la realtà dei fatti. Specialmente se si considera che l'imparzialità di giudizio e l'obiettività nel valutare sono operazioni piuttosto complesse. La precisazione è necessaria perchè proprio il modo in cui è avvenuta la confidenza, e cioè una discussione privata ritenuta fuori onda e invece registrata, la carica di un valore di verità che potrebbe non avere, per le ragioni anzidette e cioè la difficoltà, a volte, di inquadrare bene la realtà delle cose.

E così, in assenza della verità perfetta e di chi la dice è molto meglio avere più informazione che meno informazione: il che non vuole essere un incentivo ai giornalisti a estorcere confidenze di nascosto ma è un invito a giudicare, a volte, come umani, quelli che ci stanno di fronte e a non lasciarsi influenzare da un'unica voce. Di solito si giudica basandosi sui giudizi a priori, altrimenti detti pre-giudizi e si adattano in maniera elastica questi giudizi sugli eventi rispetto a quelle che sono le nostre convinzioni e il nostro atteggiamento generale. Sono in pochi a sfuggire a questo modo di fare anche perchè il giudizio serenamente imparziale necessita di una gran quantità di informazioni delle quali si sappia se sono vere o false. 

La cautela è quindi obbligatoria e, in caso di incertezza, è meglio scegliere quello che fa meno male: una persona può impazzire e farci precipitare, con la sua decisione, in un burrone, ma se a decidere è la maggioranza, la probabilità che siano tutte pazze diminuisce. Per questo ritengo che la democrazia sia leggermente meglio della guida illuminata ma solitaria. Non sempre, però.

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